Perché senza schermi: che cosa facciamo quando il tablet si spegne
Chi ha un bambino tra i sette e i dieci anni conosce la scena: il pomeriggio è lungo, i compiti sono finiti, fuori piove, e lo schermo è lì, a portata di mano. Non c’è niente di male in un cartone o in un gioco. La domanda che ci siamo fatti, da genitori prima che da editori, è un’altra: quando lo schermo si spegne, che cosa facciamo?
Explorer Clan nasce da questa domanda. Non siamo contro la tecnologia, e non pensiamo che i genitori debbano sentirsi in colpa. Pensiamo però che ai bambini servano anche tempi lenti, oggetti da toccare, errori da capire e qualcuno accanto. Questo articolo spiega perché i nostri libri sono «senza schermi» e che cosa dicono, in proposito, scuole e ricercatori.
Il mondo sta ripensando gli schermi a scuola
Negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Nel 2023 l’UNESCO, nel suo rapporto mondiale sulla tecnologia nell’istruzione, ha chiesto di usare i dispositivi digitali solo quando aiutano davvero a imparare, e ha ricordato che le prove a favore di un uso diffuso dei tablet in classe sono molto più deboli di quanto si pensi. Nello stesso anno la Svezia, tra i paesi più digitalizzati d’Europa, ha riportato libri di carta e scrittura a mano nelle scuole primarie, dopo anni di schermi fin dalla prima elementare. In Francia una commissione di esperti ha consigliato nel 2024 di rinviare il più possibile smartphone e social, e in Italia dal 2024 il telefono resta spento in classe fino alle medie.
Non sono mode. Sono scelte prese guardando i risultati: dove si legge e si scrive di più su carta, la comprensione del testo tende a reggere meglio; dove i dispositivi sono sempre accesi, l’attenzione si frammenta. Le ricerche vanno lette con prudenza, perché spesso mostrano correlazioni e non cause, ma la direzione è chiara: lo schermo è uno strumento, non un ambiente in cui far crescere i bambini.
Le mani insegnano alla testa
C’è una cosa che gli schermi non sanno fare: resistere. Un tablet risponde sempre allo stesso modo, un pezzo di argilla no. Si spacca, si secca, si deforma, e il bambino deve capire perché. Chi studia come impariamo lo dice da tempo: le idee si capiscono meglio quando si costruiscono. Scrivere una lettera a mano attiva il cervello in modo diverso dal premere un tasto; misurare un’impronta con il righello, sbagliare il calcolo e rifarlo, lascia una traccia che una risposta già pronta non lascia.
Per questo nei nostri libri-laboratorio non c’è niente da scaricare. Ogni modulo chiede di prevedere («secondo te, cosa succederà?»), di provare con materiali di casa, di confrontare e di annotare anche quello che non ha funzionato, nel Taccuino dei Fallimenti. Un errore capito vale più di un successo per caso.
Non una rinuncia: un pomeriggio diverso
«Senza schermi» non significa «contro». Significa che, per un paio d’ore, la famiglia ha un’alternativa concreta e già pronta: un racconto, un enigma, un esperimento da fare insieme, un diploma da conquistare. Non serve comprare un kit, non serve essere esperti di storia. Serve un adulto che stia accanto, e il libro segnala con chiarezza i passaggi in cui il suo aiuto è necessario.
I bambini, di solito, non chiedono lo schermo perché amano lo schermo. Lo chiedono perché è la cosa più facile a disposizione. Quando sul tavolo ci sono un pennello, una pietra, una corda con dodici nodi e una domanda interessante, la cosa più facile cambia.
Da dove cominciare
Se volete provare, non partite dalla regola. Partite dall’attività: scegliete un pomeriggio, un laboratorio, un tavolo da sporcare. Sul blog troverete idee da fare a casa e in classe, uscite nei musei e qualche riflessione come questa. Se volete riceverle una volta al mese, c’è la Lettera del Clan. E se volete sapere come sono costruiti i nostri libri, la pagina Il metodo lo spiega passo per passo.
Explorer Clan · Fare per capire.
Per approfondire
- UNESCO, Global Education Monitoring Report 2023 · Technology in education: a tool on whose terms? Il rapporto non è contro la tecnologia: chiede che entri a scuola con obiettivi chiari e prove di efficacia.
- Karolinska Institutet, parere sulla strategia di digitalizzazione scolastica svedese (2023, in svedese) e la cronaca dell’Associated Press sul ritorno ai libri di carta nelle scuole svedesi, che riporta anche le voci critiche.
- Francia, commissione «Enfants et écrans», rapporto À la recherche du temps perdu (2024): dai 6 anni consiglia un’esposizione «moderata e controllata», dentro una gamma varia di attività.
- Società Italiana di Pediatria, raccomandazioni «Il bambino digitale» (2025): oltre i 5 anni meno di due ore al giorno, e spazio ad attività all’aperto, lettura e gioco creativo.
- Van der Weel e Van der Meer, Handwriting but not typewriting leads to widespread brain connectivity, Frontiers in Psychology, 2024. Uno studio su adulti, da leggere come indizio e non come prova sui bambini.
- Skene e altri, Can guidance during play enhance children’s learning and development?, Child Development, 2022: il «gioco guidato» da un adulto funziona almeno quanto la lezione diretta. È la descrizione più vicina a quello che fa un libro-laboratorio.
